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RECUPERO E RICICLAGGIO DEI RIFIUTI INERTI - News



RECUPERO E RICICLAGGIO DEI RIFIUTI INERTI
Normativa, aspetti quantitativi e qualitativi, scenari di mercato, recupero e riciclaggio
I rifiuti inerti da demolizione e da costruzione (nel seguito, rifiuti da C&D) prodotti da cantieri edili sono classificati come rifiuti speciali. Nel passato la Pubblica Amministrazione, presa dallo stato di emergenza ambientale creato dai rifiuti di origine urbana e dai rifiuti pericolosi, di maggior impatto sulla salute dell'uomo, non ha dato la giusta attenzione a tale tipologia di rifiuto. In questi ultimi anni, però, sotto la spinta dell'Unione Europea anche in Italia si sta dando una maggiore importanza alla gestione dei rifiuti da C&D.

1. RECUPERO E RICICLAGGIO DEI RIFIUTI INERTI
Ogni anno in Italia si producono solo di rifiuti inerti provenienti dalle opere di demolizione 34 milioni di tonnellate [Symonds Travers Morgan/ARGUS, 1995]; Lo smaltimento di rifiuti inerti derivanti dal comparto delle costruzioni e demolizioni dovrebbe avvenire attraverso il conferimento in discarica 2A; tuttavia è possibile constatare che notevoli quantità di questi materiali sono abbandonati abusivamente in maniera incontrollata su suoli pubblici e privati, provocando una diffusa deturpazione delle periferie urbane invase da cumuli di rifiuti.
Contemporaneamente si sta riscontrando specie nelle regioni del Nord d'Italia una difficoltà crescente nel reperire materiali da cava poiché molte Amministrazioni Regionali stanno adottando misure sempre più restrittive nei riguardi delle attività estrattive per tutelare il proprio territorio.
Le cause di tale scempio possono essere sintetizzate in 3 fattori principali:
" Mancanza di controlli efficaci da parte delle autorità competenti;
" Costi non trascurabili per lo smaltimento e il trasporto in discarica dei rifiuti;
" Carenza nelle zone a maggiore densità abitativa di discariche autorizzate e/o di piattaforme per il recupero e il riciclo dei rifiuti
Tali cause hanno creato le condizioni per un diffuso abusivismo che deturpa il territorio nazionale con particolare riferimento alle regioni centro meridionali.

1.1.Sintesi aspetti normativi
Il D. Lgs. n° 22 del 5 febbraio 1997 considera i rifiuti inerti da C&D (numero di codice CER 100200 e 170500) come rifiuti speciali da smaltire in discarica di II° categoria tipo 2A.
Se invece di smaltire i rifiuti inerti non pericolosi in discarica, si decide di recuperarli, risulta che: "Le attività di recupero di scarti nello stesso luogo di produzione non sono soggette a comunicazione ed autorizzazione perché non ricorre la condizione che il produttore se ne disfi o abbia l'obbligo di disfarsi" (art. 7). Il recupero di materiali inerti non pericolosi in opere complesse di ripristino ambientale è attività soggetta a comunicazione amministrativa (art.5 del 5 febbraio 1998).
Tuttavia, anche se il decreto esonera dall'obbligo di autorizzazione le attività di recupero, nel luogo di produzione devono essere effettuate nel rispetto delle prescrizioni tecniche dettate dal DM del 5 febbraio 1998 per i rifiuti non pericolosi, garantendo la salvaguardia dell'ambiente, della salute dell'uomo e delle normali condizioni di sicurezza.
Se il recupero dei rifiuti inerti non pericolosi avviene presso impianti autorizzati, il rifiuto inerte, al termine di una serie di trattamenti finalizzati al raggiungimento degli standard merceologici (All. 1 CNR - UNI 10006) e alla verifica della compatibilità ambientale (All. 3 test di cessione), diventa MPS (materia prima secondaria), comparabile ad una materia prima e quindi esclusa dalle norme sui rifiuti.

1.2. Produzione di rifiuti inerti: aspetti quantitativi e qualitativi
Le stime delle quantità dei rifiuti da demolizione e costruzione e della loro qualità costituiscono uno dei nodi problematici del riciclo delle materie edili.
Il metodo più diffuso per quantificare le macerie provenienti dall'attività edilizia e per permettere un confronto a livello internazionale è la costruzione di indici riferiti alla popolazione.
I rifiuti da C&D costituiscono una quota percentuale rilevante della produzione totale di rifiuti in tutti i paesi della Unione Europea;si stima che i rifiuti da C&D rappresentano circa il 25% in peso di tutti i rifiuti prodotti in Europa. I dati più recenti sul flusso dei rifiuti C&D nei 15 paesi dell'Unione Europea (rapporto DGXI, febbraio 1999) informano che la produzione complessiva è superiore a 470 Mt/a, di cui circa 180 Mt/a derivano da costruzione e demolizione di fabbricati e oltre 350 Mt/a da costruzioni stradali e escavazioni. Ne deriva una produzione di rifiuti C&D pro capite a livello europeo di oltre 480 kg/ab * anno.
Da quanto risulta dal rapporto della DGXI del 1999 è possibile registrare che il tasso più elevato di produzione annua pro capite si osserva in generale nei paesi del Nord Europa (Tab. 1).
Come è possibile evincere solitamente i materiali inerti non hanno un grosso impatto sull'ambiente e sulla salute dell'uomo poiché contengono basse percentuali di sostanze pericolose contenute in alcuni materiali da costruzione o derivanti da demolizione di siti contaminati.Quindi il maggior problema dei rifiuti da C&D non è tanto la pericolosità, poiché la presenza di sostanze pericolose è abbastanza ridotta, quanto i quantitativi prodotti.
La segmentazione della produzione di detriti provenienti dalla demolizione in Italia è cosi' ripartita:
- circa il 53% in peso, proviene dal settore della microdemolizione residenziale.
- il 39% in peso da attività di microdemolizione del patrimonio edilizio non residenziale
- l'8% in peso proviene dalle demolizione di interi edifici.

Tra le attività di costruzione e demolizione in generale è la demolizione che origina il maggior flusso di rifiuti: quelli prodotti in fase di demolizione sono 1000-2000 kg/m² pari al 93% della produzione complessiva, 50-100 kg/m² sono quelli prodotti in fase di manutenzione pari al 4,6% e 25-50 kg/m² sono quelli prodotti in fase di costruzione pari al 2,3%.
Si riportano (Tab. 2) i quantitativi di materiale inerte prodotti, la frazione che attualmente viene recuperata e gli obiettivi futuri nei diversi stati membri della UE [Symonds Travers Morgan/ARGUS,1995].
Come è possibile constatare, sono i paesi del nord Europa (Olanda, Gran Bretagna) ad avere la maggiore percentuale di recupero di materiale inerte, questo sia per motivi culturali che per la carenza di siti naturali da cui estrarre materie prime.
Nel confronto tra Paesi europei è possibile constatare un profondo ritardo del nostro paese nella produzione di materiale riciclato, segno di poca attenzione nella tutela delle risorse naturali a disposizione.
Nonostante siano state promulgate leggi più restrittive, è diffusa in molti paesi europei la pratica di smaltimento in discariche non autorizzate e completamente prive di ogni forma di controllo.
Nei paesi del Nord Europa (Tab. 3;) si riscontrano i livelli più elevati di riciclaggio e di riutilizzo dei rifiuti C&D, risultato ottenuto grazie a una politica fortemente integrata di provvedimenti presi contemporaneamente quali:
• Imposizione di tasse sullo smaltimento in discarica
• Prescrizioni restrittive per lo smaltimento (in particolare per i rifiuti recuperabili)
Provvedimenti che hanno condotto a:
• Incentivazione all'utilizzo delle materie prime seconde provenienti dai rifiuti inerti a C&D
• Diminuzione dello sfruttamento delle materie prime provenienti da cave.


. SCENARI DI MERCATO DEI MATERIALI EDILI PROVENIENTI DALLE DEMOLIZIONI

Secondo gli studi condotti dal CRESME (1998) si considera una produzione media in Italia di 354 kg di detriti per abitante per anno; a causa della segmentazione territoriale del mercato della demolizione si vede una differenziazione da una regione all'altra della produzione pro capite di inerti.
Si consideri che il 40-50% del quantitativo totale di materiale inerte richiesto nel campo dell'ingegneria civile viene attualmente impiegato come materiale di riempimento durante la preparazione e l'esercizio delle discariche, in opere di ripristino ambientale, per sottofondi stradali, riempimenti cioè in usi "meno nobili" che richiedono materiali di qualità inferiore, solo ridotti in granulometria [Bressi, '92]. Considerato che la richiesta annua di inerti a livello nazionale è pari a 541 milioni di tonnellate [Avagnano, '93] di cui circa il 40% da destinare ad usi "meno nobili" e tenuto conto che la produzione nazionale di rifiuti inerti è pari a 34 milioni di tonnellate all'anno, si otterrebbe una produzione di materiale riciclato inferiore alla domanda complessiva di inerte di minor pregio.
Esiste, quindi, la concreta possibilità di sostituire, almeno in parte, gli inerti naturali con quelli da demolizione. Il riciclaggio di rifiuti inerti in Italia ridurrebbe l'estrazione di materiali lapidei a beneficio di una maggiore salvaguardia ambientale e contemporaneamente si diminuirebbero i volumi delle macerie da smaltire

In Italia per prima la Provincia di Modena, sulla base dei risultati delle prove effettuate su inerti riciclati, ha introdotto nei propri capitolati la possibilità di impiego di materiale inerte riciclato.
Per incentivare la partecipazione di tutti gli operatori economici il decreto Ronchi prevede la stipula di accordi di programma con lo Stato e con le Regioni interessate per una gestione ottimale del recupero, ricorrendo oltre che a strumenti economici, anche alla possibilità di derogare, per alcuni adempimenti di carattere amministrativo, a favore dei soggetti che aderiscono all'accordo (art. 4 comma 4).
La Regione Toscana, riferendosi a tale articolo, con Delibera del 28 luglio 1998 n° 265, ha prescritto, nei bandi di gara per l'affidamento di lavori, che le offerte dei concorrenti prevedano una percentuale minima di materiale riciclato pari al 15% del materiale da costruzione da utilizzare.
Non ultima la "specifica tecnica" emessa dalle Ferrovie dello Stato sull'utilizzo dei materiali provenienti da demolizione edilizia per la realizzazione dei rilevati ferroviari.

La diversità dei costi delle materie prime, diversità dei costi per lo smaltimento in discarica dei rifiuti, diversità dei controlli sul territorio nazionale, hanno creato i presupposti perché si debbano distinguere in Italia due macro-aree geografiche differenti.
• nel Centro-Nord d'Italia sono stati installati diversi impianti fissi di riciclaggio di rifiuti inerti, creando vantaggi economici per le imprese edili che possono smaltire legalmente i rifiuti inerti a costi più bassi di quelli imposti dalle discariche, e vantaggi economici per quelle imprese di costruzione che comprano i materiali inerti per sottofondi stradali a prezzi più bassi di quelli imposti dalle cave, oltre a evidenti benefici ambientali per il territorio.
• nel Sud Italia invece stenta a partire il riciclaggio dei rifiuti inerti dal momento che i costi dei materiali da cava sono più bassi di quelli che vengono applicati nelle regioni del Nord Italia, per cui risulta più difficile da un punto di vista economico, sostituire il materiale inerte di cava con materiale inerte riciclato. A tutto ciò bisogna aggiungere che la carenza dei controlli da parte delle autorità di competenza, comporta che lo smaltimento dei rifiuti inerti avviene in maniera quasi completamente abusivo con evidenti danni ambientali. Tuttavia in questi ultimi anni, per una serie di direttive Europee, per una maggiore sensibilità e attenzione alle problematiche ambientali, per l'esigenza delle imprese edili di gestire correttamente i propri rifiuti, onde evitare sanzioni penali ed amministrative, e per l' interesse al recupero di alcuni prodotti provenienti dalle demolizioni di vecchi edifici, quali tegole, pavimentazioni in pietra, portali in pietra utilizzati per il restauro di centri storici, ricostruzione di edifici di particolare pregio storico-architettonico, agriturismi, masserie fortificate, si stanno ponendo le condizioni perché anche nel Mezzogiorno d'Ialia si avviino processi virtuosi già esistenti in alcune aree nel Nord Italia.

3. TECNICHE E TECNOLOGIE PER IL RECUPERO E RICICLAGGIO DEI RIFIUTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE

3.1. Demolizione selettiva
La separazione all'origine richiede l'ausilio di tecniche di decostruzione che sono indicate con il termine generale di demolizione selettiva: si tratta di un processo di dissasemblaggio che, in genere, avviene in fase inversa alle operazioni di costruzione. Lo scopo della decostruzione è quello di aumentare il livello di riciclabilità degli scarti generati sul cantiere di demolizione secondo un approccio che privilegia l'aspetto della qualità del materiale ottenibile dal riciclaggio. Alla demolizione tradizionale con il conferimento delle macerie in discarica si sostituisce la demolizione selettiva che consente un recupero in percentuali elevate dei materiali attraverso tecniche in grado di separare le diverse frazioni omogenee per poterle, successivamente, inviare a idonei trattamenti di valorizzazione.

3.2. Demolizione controllata
In alternativa alla separazione all'origine si può ricorrere al trattamento del rifiuto, raccolto alla rinfusa, in impianti appositamente realizzati. L'impiantistica in oggetto è stata caratterizzata, negli ultimi anni, da un notevole sviluppo tecnologico, portando a realizzazioni tali da rendere possibili l'adduzione di rifiuti indifferenziati ottenendo in uscita almeno tre categorie merceologiche differenti:
• Inerti lapidei di caratteristiche granulometriche predefinite, mediante sistemi di frantumazione, deferrizzazione e vagliatura ormai ampiamente testati
• Materiale metallico separato dalle macerie mediante l'utilizzo di adeguati separatori magnetici
• Frazione leggera costituita in prevalenza da materiale ad elevato potere calorifico (carta, legno, plastica) ottenuta mediante varie tipologie di sistemi (si passa, infatti, dalla separazione manuale, a sistemi di aspirazione e ventilazione, per arrivare ad ingegnosi sistemi di separazione per flottazione).

3.3. Impianti di riciclaggio mobili e fissi
Negli ultimi anni lo sviluppo dell'impiantistica atta al trattamento dei residui C&D ha trovato un notevole impulso grazie all'incremento dei costi di smaltimento in discarica. Tale incremento ha portato i produttori di rifiuti inerti ad optare per il trattamento degli stessi isolando le componenti più pericolose e conferendo la restante parte alle discariche meno onerose, recuperando in tal modo altri materiali da riciclare nei cicli di produzione.
Generalmente la lavorazione dei materiali inerti provenienti da attività edili può essere effettuata mediante due tipologie di impianti: gruppi mobili di frantumazione ed impianti fissi di trattamento per il riutilizzo.
Gli impianti fissi di trattamento e riciclaggio, progettati con un elevato contenuto tecnologico, sono in grado di garantire un materiale inerte in uscita omogeneo e controllato da un punto di vista granulometrico; pertanto privo di componenti non inerti tali da aumentarne il valore dello stesso.
Tale tipologia impiantistica è di norma caratterizzata da soluzioni standard per le fasi di frantumazione, vagliatura e deferrizzazione, mentre la fase di selezione della frazione leggera risulta particolarmente diversificata a seconda del livello di riciclaggio che si intende perseguire.
I gruppi mobili, derivanti dai tradizionali impianti di frantumazione di inerti da cava ed economicamente convenienti in grossi cantieri di demolizione, consentono solitamente la semplice riduzione volumetrica dei singoli elementi immessi nell'impianto; è da verificare caso per caso, se con opportuni accorgimenti tecnologici, si possa garantire un adeguato assortimento granulometrico dei materiali in uscita al trattamento, e l'eliminazione delle frazioni non inerti. Una tale tipologia impiantistica offre come vantaggio sostanziale la possibilità di abbattere eventuali costi di trasporto nel caso di riutilizzo in loco del materiale da destinare a frantumazione, ma bisogna verificarne le caratteristiche merceologiche presenti, al fine di una loro reintegrazione nei cicli di produzione.

 
 
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