Crescono i signori “So tutto io”

Published by superbuc on

I signori “So tutto io” esistono in tutti gli ambienti. Benchè lo spunto faccia riferimento a un’esperienza informatica, con una divertente lettera al Corriere, che riportiamo qui sotto, e un articolo che ne approfondisce altri aspetti (che trovate a QUESTO LINK)

Abbiamo creato noi questi “mostri”, rendiamocene conto, anche se la maggior parte di chi legge fa parte probabilmente del gruppo sbagliato. Le signore o i signori “So tutto io” sono in realtà sempre esistiti, non sono certo una novità. Quello che ha creato il web, la rete, la possibilità di scambiare informazioni in un attimo da tutto il mondo, è l’impennata di tutti questi campioni di conoscenza.

Ecco perchè Inerteco ama così tanto parlare con i propri clienti o possibili interessati ai Gabbioni Armati. Per spiegare, capire, discutere. Per suggerire l’uso migliore del prodotto migliore. E’ purtroppo tremendamente sbagliato pensare di potere, da soli, occuparsi di realizzare una struttura pesante tonnellate, che possa rimanere in piedi e avere anche i dovuti requisiti di sicurezza. Eppure la maggior parte di chi ci chiama, ha questa certezza.

Non possiamo fare a meno di riportare una lettera al Corriere, pubblicata il 2 Marzo 2019, davvero un esempio più che evidente (clicca qui per vedere il link originale):

Caro Beppe, credo che la crescita esponenziale dei “so-tutto-io” sia andata di pari passo con lo sviluppo della tecnologia digitale. I computer e gli smartphone hanno sostituito il buon senso. Se permetti ti racconto un fatto successo ad un collega, consulente informatico di provata esperienza. Anni fa fu incaricato da una ditta di seguire un cliente che si occupava di spedizioni. Per cause misteriose il software di gestione si rifiutava di emettere i documenti di trasporto o riportava dati sballati in contabilità. Era costato parecchio e al titolare scocciava tenere fermi i mezzi sul piazzale in attesa di un ripristino. Le merci partivano a mezzogiorno, “quando lo facevo io con la macchina da scrivere partivano alle cinque del mattino” aggiungeva sempre la moglie. All’ennesima minaccia di restituire tutto e chiedere i danni hanno contattato il consulente per un’analisi approfondita. Risolti alcuni strani errori, collegamenti al server e altro il gestionale era tornato a funzionare. Una settimana dopo, di lunedì mattina, nuovo blocco. Il consulente riscontra altre anomalie e interroga i dipendenti dell’azienda. Viene a sapere che il venerdì sera è passato in ufficio il figlio del titolare con un amico. Si sono seduti davanti al server e hanno “fatto qualcosa”. Fatto sta che il software ha smesso di funzionare. Fa chiamare il figlio e scopre che l’amico, presentato come “uno esperto di computer”, si era offerto per migliorare la grafica dei documenti che “erano davvero tristi”. Teoricamente smanettava per cambiare un carattere di stampa praticamente metteva tutto fuori uso. Ma il bello arriva alla domanda “ma in quale software house lavora il tuo amico?” “Software house? Ma no, fa il falegname ma è uno che sa tutto di programmi. Dopo il lavoro abbiamo bevuto una birretta e siamo venuti qui. Perché, ha fatto qualcosa che non va?” Il figlio si è preso una pedata nel sedere, l’amico è sparito per sempre, il sistema funziona ancora. Saluti.

Francesco Carli,

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